giovedì 21 settembre 2017

Infanzie diverse....

Oggi mi frulla in testa una piccola riflessione...
Io, chi mi conosce e chi mi segue sul blog, lo sa o lo ha capito, sono una persona estremamente postivia, vedo sempre il famoso bicchiere mezzo pieno e in questo nostro vagare in giro per il mondo vedo solo cose belle e postivie. Anche la distanza, i saluti, gli affetti lontani me li rigiro in positivo, trasformandoli in qualità dei rapporti anziché in quantità delle visite. Anche i Paesi duri, come l´India, li trasformo in avventure belle e solari. Credo che questo mi aiuti molto ad affrontare ogni nuovo passaggio con il giusto entusiasmo e con la buona dose di allegria necessaria.
Ogni tanto però mi fermo a riflettere.
Premetto che da mamma di adolescenti osservando le mie fanciulle vedo solo mille benefici in questo loro itinerare, si adattano, sono super aperte, vere cittadine del mondo, sanno affrontare situazioni insolite, sono a loro agio praticamente sempre. Globalmente ci è andata benone.
Penso però alla mia e alla loro infanzia e a volte mi dico che certe cose non le hanno vissute, non le vivranno mai e un po'mi dispiace. Nel senso, hanno avuto un infanzia fantastica, vivendo di qua e di la, conoscendo bambini di ogni provenienza, giocando in lingue diverse, osservando paesaggi sempre nuovi... ma con molti dei bambini incontrati, con molti degli amici del cuore, dei primi innamorati, beh si sono perse le tracce. Hanno fatto un pezzo di strada insieme e poi, beh ecco,le strade si sono divise ed ognuno è andato per conto suo ad incontrare altri bambini, a costruire nuove storie.
Io ho vissuto sempre nella stessa città, nello stesso quartiere, con gli stessi bambini, quelli dell´asilo ritrovati alle elementari, alle medie, a volte anche al liceo e poi magari nei corridoi dell´università... e li incontro ancora quei bambini diventati grandi, papà e mamme come me oggi.
Ecco le mie questo non ce l´hanno, in alcuni casi sono e siamo rimasti in contatto con amichetti di infanzia, ci vediamo, ci sentiamo, la sintonia è la stessa quando si ritrascorre del tempo insieme, quando si ritrovano fa piacere vedere che nonostante i chilomotri, i voli e i fusi, beh certe cose rimangono.... ma i percorsi per forza di cose hanno preso strade diverse, i ricordi comuni rimangono limitati a quegli anni li, e poi dopo ognuno ne ha cortuiti altri, con scenari molto ma molto diversi...
Beh ecco loro le amiche di infanzia che ho avuto io non le avranno nello stesso modo, non avranno camminato con loro sempre, mese dopo mese anno dopo anno.
Oggi una delle mie più care e vecchie amiche compie gli anni, mandandole un messaggio di auguri ho ripensato alle tante incredibili cose vissute, a quei pomeriggi infiniti di giochi, anno dopo anno, crescendo, quando rifacevamo il mondo nel cortile di casa, con una banda di bambini, poi diventati adolescenti e poi adulti. Io l´accompagnavo a scuola per mano, ero qualche anno più grande, e mi avevano dato questa immensa responsabilità che prendevo seriamente, mi sentivo grande stringendo la mano della mia amica nella mia... anche le mie ragazze hanno tenuto per mano amichette, percorrendo strade diverse in Paesi lontani, ma poi per forza di cose quelle mani si sono staccate, ne hanno strette altre e hanno camminato in mondi nuovi, forse non dimenticando le mani precedenti ma sicuramente sostituendo affetti per sopravvivere alla distanza...
Io non ho mai dovuto sottopormi a questo gioco, io le manine che ho stretto ho continuato a vederle crescere nel giro di un isolato, di un quartiere, e anche adesso nonostante i decenni trascorsi so dove sono e lo so anche senza facebook e tutti i social media...lo so perché le strade sono sempre le stesse, gli stessi spazi che ci hanno visto diventare grandi, prendere il volo, costruire vite da adulti. Quando torno so che loro ci sono... e ne sono estremamente felice!

martedì 19 settembre 2017

Aituto dove ho messo il crampone!

Allora immaginatevi la scena. Giorno di accoglienza alla scoperta di Stoccolma ieri. Il tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere sulla città, offerto su un piatto d´argento da un gruppetto di mamme  ¨anziane¨ (non per età ma per tempo trascorso qui) devote alla causa accoglienza. Ah quanto le capisco, quanto è importante saper accogliere ed essere accolte. Lo sono stata tante volte. Ho restituito il servizio con entusiasmo tantissime altre. Adesso sono qui nuova, stanza gremita, tante facce già incrociate, alcune diventate familiari davanti ad un caffé o passeggiando qua e là, altre nuove, ci si presenta, sorride, scambia. Non c´è nessuno che pomposamente tiene banco. Tanti tavolini organizzati tipo work shop intorno ai quali dar spazio ai propri interrogativi. Si spazia da un argomento all´altro. Le curiosità dipendono molto dal nostro backgroung culturale e direi anche dalla pratica all´essere nuovi. Certe domande non le faccio più perché saltellando da una vita da un Paese all´altro ho il libretto di istruzioni per trovare le risposte prestissimo, altre non le faccio perché da europea certi meccanismi li conosco, su altre mi sfogo mettendo quasi in difficoltà chi mi sta di fronte.... vado a fondo!
Immaginatemi lì contenta. Nella mia testa mi sento bene. Mi piace questo posto. Mi piace questa città. La riunione sta per finire e sono pronta per ripartire con tante più certezze e sempre il solito entusiasmo.
Scusate dimenticavo, dice una delle anziane.... lì forse avrei dovuto scappare a gambe levate, avrei dovuto capire che era il momento di alzare le tende e non ascoltare più, tanto le mie risposte le avevo avute... e invece...
Allora volevamo farvi vedere un po´ di capi d´abbigliamento. Aiuto tremo.
Ci vengono presentate due gonne, modello lungo e corto, cioè corto si fa per dire, livello ginocchio, corto rispetto alla lunga livello caviglia.... Il materiale è lo stesso dei pantaloni da sci. Osservo senza parole. Le gonne sono munite di zip laterali, comode da mettere e togliere....Avrei dovuto andare e non farmi ultreriormente del male, sono rimasta per il pezzo successivo: il crampone da applicare sotto le scarpe. Non ci avevo pensato, effettivamente nevica, c´è ghiaccio e le mie scarpette di cuoio.... proprio no!
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Poi come se non bastasse a annientare il mio morale, ciliegina sulla torta è  stata la presentazione delle luci, si le luci. Allora come sapete durante l´inverno fa buio presto, alle tre insomma è notte fonda. I bambini però escono da scuola alle tre e mezza, e come tutti i bambini del mondo hanno bisogno di correre e saltare, di altalena e bici al parchetto. Unico problema fa buoio, tanto buio e per non perdere il proprio bambino le mamme sono munite di interruttore, al caldo nella loro tasca, l´interruttore è collegato a distanza ad una lucina applicata alla giacca del bambino, lucina che si illuminerà nel momento in cui la mamma aziona l´interruttore: il rosso è il mio, vedo il verde là deve essere il tuo.... Immaginate il delirio del dialogo tra mamme al parco, con lucine che si accendono e spengono ad ogni altezza, scivolo, altalena....
Ecco di colpo davanti ai miei occhi l´immagine di una Giulietta con gonnone e cramponi che vaga con interruttore in tasca cercando di individuare una Camilla persa nel buio... diciamo che se l´ultima parte data l´età della fanciulla me la posso risparmiare (ecco meno male che siamo venuti in Svezia adesso e non 10 anni fa con tre interruttori e tre lucine diverse da azionare) ma per il resto che faccio, mi adeguo o congelo con scivolata sul ghiaccio?
Prometto che mettero a tempo debito foto mie in tenuta da combattimento!

domenica 17 settembre 2017

Qualche idea su come integrarsi in fretta (spunti universali) quando si sbarca in un nuovo mondo.

Ricostruire una rete sociale per me è stato sempre il vero challenge da affrontare ad ogni cambio Paese. Sarà che sono un animale sociale e per me vivere senza un telefono che squilla o delle giornate prive di incontri, fa paura. Al di là delle differenze culturali che i primi tempi possono spaventare e sulle quali ci si deve concentrare per capire il nuovo mondo che ci ospita, i tre quarti delle mie energie vanno sempre nella ricostruzione di relazioni che bene o male diventeranno il nocciolo sul quale solidamente costruire il resto.

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Le regole sono le stesse se si lavori e se si decida di mettere il proprio lavoro tra parentesi e dedicarsi all´espatrio. Lavorando certo si può facilmente incontrare gente in ufficio ad esempio, ma non è detto che tutti gli ambienti lavorativi siano friendly e ci diano di che soddisfare il nostro bisogno di incontri, oltre al fatto che non serve si ha voglia di mischiare la propria vita privata con quella lavorativa.Anche in questo caso quindi è al di fuori della porta dell´ufficio che si deve cercare di creare occasioni di incontro.
Quando i bambini sono piccini tutto questo piccolo mondo di contatti viene veicolato nel 99% dei casi dalla scuola. A scuola ci si incontra, si fanno amicizie, mamme e papà degli amichetti dei nostri figli diventano subito persone da frequentare, e questo ancor di più quando si sbarca in scuole internazionali e tutti sono nella nostra stessa situazione con fame di relazioni e spesso nuovi come noi. Poi i figli crescono, vanno e vengono da scuola da soli, incominciano a non volerti più tra i piedi e le ore a chiacchierare davanti al portone con le altre mamme o i pomeriggi al parchetto non lontano da scuola diventano un ricordo e tu devi trovare altre strade per incontrare, conoscere, costruire!
Ma come si costruiscono relazioni senza mettere di mezzo i figli? ci si ingenia e le energie vanno raddoppiate. Il mondo sociale non ci è più presentato sopra un piatto d´argento e ci si deve un po´ ingegnare per trovar la strada giusta.
Direi che focalizzarsi sui propri centri di interesse possa essere un buon punto di partenza. Se piace fare sport, pattinare sul ghiaccio o dipingere, si cercheranno gruppi per dar sfogo appunto alle proprie passioni e spesso in questi gruppi si possono incontrare persone con interessi simili ai nostri... buon punto di partenza.
amici incontrati in Paesi diversi in momenti diversi, amicizie nate e cresciute e sopravvissute a spostamenti vari.
I corsi di lingue, se la lingua del posto è nuova e la si deve imparare per forza di cose, sono un altro possibile viatico di incontri. Solitamente chi li frequenta è straniero e spesso appena arrivato, e si possono creare belle sinergie.
Poi ci sono i molteplici gruppi per espatriati, anglofoni e francofoni in primis, che organizzano attività di vario tipo, e spesso all´inizio dei caffé incontro in cui nuovi e vecchi si ritrovano. I francesi per questo sono dei campioni, ovunque nel mondo riescono a ricrearsi il loro mondo e lo fanno veramente bene, per accederci però si deve ovviamente parlare la lingua di Molière! Nei gruppi anglofoni c´è un maggior mélange culturale, e ci si può confrontare con culture diverse il che può essere anche estremamente stimolante soprattutto in occasioni di incontro come i book club, in cui è molto piacevole vedere il punto di vista che deriva da background culturali diversi, che è uno degli elementi che rendono ricco il nostro espatrio. Questi gruppi possono picere o no e successivamente ai primi tempi si può anche decidere di non frequentarli più, ma all´inizio sono veramente un´ancora di salvezza, quella mano tesa che aiuta a ritrovare il sorriso anche in piena tempesta!
Pian piano poi trovando i nostri punti di riferimento, la sete di incontri calerà fisioligicamente e spesso ci si installerà nel confrot di ciò che si è con forza costruito nei primi tempi, è però importante continuare a tenere vivo il tessuto sociale, rimanendo aperti a nuovi incontri. In un ambiente di esaptriati spesso ci si ritrova a salutare amici che partono, e ricrearne sempre di nuovi aiuta a non cadere ad un certo punto nell´isolamento, quando i primi amici fatti prendono il volo verso altri lidi, avremo bisogno di nuovi contatti che ci aiutino a mantenere il sorriso e a sentirci bene.
Alla base di tutti questi incontri e di questo continuo creare occasioni di incontro, ci deve sempre essere molta apertura e la voglia di aprire la porta di casa, non si ottiene nulla senza dare in cambio e mostrarsi subito pronti a ricevere è un ottima partenza.
La vita all´estero ci da grandi opportunità di creare legami fantastici, legami che sopravviveranno al tempo e alle distanze, legami che nascono in contesti particolari, spesso quando siamo più fragili e abbiamo bisogno di ricreare famiglia. Ci vuole volontà e costanza nel costruire il tutto... alla fine però in premio ci sarà sicuramente non solo l´amica con cui bere un caffé ma anche una solida rete di affetti sparpagliata in giro per il mondo!!